Spigolature d’archivio. L’inventario postumo dei beni di don Giulio Varalli (1632)

Gianni Peretti

Abstract


Il ritrovamento dell’inventario postumo dell’abitazione di don Giulio Varalli (1560 circa-1630) permette di portare qualche nuovo elemento di conoscenza attorno al promotore di una delle imprese artistiche più importanti dell’arte del xvii secolo a Verona, la cappella degli Innocenti nella chiesa di Santo Stefano, un sacello decorato con stucchi, marmi policromi e tre pale d’altare commissionate ai tre pittori veronesi più moderni di quegli anni: Alessandro Turchi, Pasquale Ottino e Marcantonio Bassetti. L’inventario registra, oltre agli arredi consueti nelle dimore del tempo, una piccola collezione di quadri, molti dei quali dipinti su pietra nera, nonché numerosi strumenti musicali, indizio della professione di Varalli, che era insegnante di musica.

 


Parole chiave


Giulio Varalli; Collezionismo del diciassettesimo secolo; Pittura su pietra di paragone; Verona, chiesa di Santo Stefano, cappella Varalli; XVII secolo

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